La Francia chiude un ciclo lunghissimo nel modo piu’ rumoroso possibile: con l’addio di Didier Deschamps, la coda amara del Mondiale e una domanda che pesa gia’ sul prossimo biennio. Dopo quattordici anni alla guida dei Bleus, il commissario tecnico lascia una nazionale ancora ricca di talento, ma attraversata da stanchezza, aspettative altissime e un cambio di leadership ormai inevitabile.
Il nome che domina il dopo e’ Zinedine Zidane. Non c’e’ ancora un annuncio formale della federazione francese, ma le ricostruzioni piu’ autorevoli indicano da mesi un’intesa verbale e un passaggio di consegne preparato per l’estate. La notizia non e’ solo francese: riguarda anche il calcio europeo, perche’ Zidane erediterebbe una rosa con Kylian Mbappe’, Olise, Dembele’ e una generazione chiamata a trasformare talento in continuita’.
Un addio annunciato, ma non leggero
Deschamps aveva gia’ fissato il confine: contratto fino al Mondiale 2026, poi basta. La conferma era arrivata a gennaio 2025, quando il tecnico aveva spiegato che il suo percorso si sarebbe chiuso dopo il torneo nordamericano. La differenza, oggi, e’ il contesto emotivo. La Francia non esce da un ciclo vuoto: esce da un’era in cui ha vinto il Mondiale 2018, ha giocato finali, ha retto pressioni enormi e ha costruito un’identita’ riconoscibile.
Proprio per questo il congedo pesa. L’ultima immagine non cancella la storia, ma la rende piu’ complessa. La sconfitta con l’Inghilterra nella finale per il terzo posto e il precedente ko con la Spagna hanno mostrato una Francia capace di accendersi, ma meno impermeabile rispetto alle versioni migliori. Nel nostro racconto della Spagna campione del mondo, il punto era gia’ chiaro: chi vince oggi governa ritmo, tecnica e pressione, non solo area e ripartenze.
Cosa trova Zidane
Se davvero sara’ Zidane, il primo compito non sara’ emozionare il Paese: quello accadra’ da solo. Il primo compito sara’ scegliere quanto cambiare. La Francia ha ancora un nucleo di livello assoluto, ma il dopo-Deschamps richiede una decisione netta tra continuita’ e rottura. Mbappe’ resta il centro, pero’ attorno a lui va definito un sistema che non dipenda soltanto dagli strappi dei singoli.
Zidane porta un profilo opposto e complementare. Da allenatore del Real Madrid ha gestito spogliatoi pieni di campioni, vincendo tre Champions League consecutive. In nazionale, pero’, il lavoro e’ diverso: meno allenamenti, meno automatismi, piu’ selezione, piu’ diplomazia. Il fascino del nome non bastera’. Serviranno gerarchie rapide, un centrocampo piu’ stabile e una linea difensiva capace di sostenere una squadra probabilmente piu’ offensiva.
La questione tattica e’ centrale. Deschamps ha spesso preferito equilibrio, protezione e controllo dei rischi. Zidane potrebbe alzare il tasso tecnico, ma dovra’ evitare l’effetto opposto: una Francia brillante e spezzata. Il prossimo ciclo passera’ da Nations League, qualificazioni e gestione dell’eredità mondiale. Anche la corsa personale di Mbappe’ nella Scarpa d’Oro racconta il nodo: i numeri individuali sono enormi, ma vanno convertiti in una nuova grammatica collettiva.
Il valore vero dell’eredita’
Il bilancio di Deschamps non puo’ essere letto solo sull’ultima partita. Ha preso la Francia nel 2012 e l’ha riportata stabilmente tra le potenze del calcio mondiale. Ha vinto da capitano nel 1998 e da ct nel 2018, un doppio status che in pochi possono vantare. La sua era ha avuto limiti estetici, critiche e momenti di tensione, ma anche una qualita’ rara: arrivare sempre vicino quando il livello saliva.
Per Zidane, se la successione verra’ formalizzata, il rischio e’ proprio questo. Non parte da macerie, parte da un patrimonio. E quando erediti una squadra forte, ogni scelta sembra semplice fino alla prima sconfitta. La Francia non chiede solo un nuovo ct: chiede una transizione senza perdere abitudine alla semifinale, alla finale, al titolo.
Conclusioni finali
L’addio di Deschamps alla Francia non e’ una semplice staffetta. E’ la chiusura di un modello e l’apertura di una prova politica, tecnica e simbolica. Zidane avrebbe il carisma per reggere l’urto, ma dovra’ dimostrare di saper trasformare una candidatura naturale in una squadra nuova. Il dopo comincia adesso: non con un annuncio, ma con una domanda precisa. La Francia vuole continuare a vincere come prima o imparare a vincere in un altro modo?
Fonti: Federazione francese calcio, Le Monde, ESPN, Gazzetta dello Sport, Sky Sport, TalkSport.
