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Italia ko con il Brasile: il bronzo VNL diventa il vero esame

Paola Egonu con la maglia numero 18 durante una partita di volley
Foto: Zafer, Wikimedia Commons, licenza CC BY 4.0

La semifinale di Nations League lascia all’Italia una sensazione doppia: la corsa al titolo si ferma, ma il gruppo non esce ridimensionato. Il 3-2 del Brasile a Macao pesa perché arriva dopo una partita lunga, nervosa, piena di strappi e di occasioni rimaste aperte fino al tie-break. Le azzurre hanno ceduto con i parziali 25-21, 21-25, 24-26, 25-22, 12-15, un punteggio che racconta meglio di ogni sintesi quanto sottile sia stato il confine tra finale e gara per il bronzo.

Per Julio Velasco il dato più concreto è il prossimo: l’Italia torna in campo per il terzo posto e deve trasformare la delusione in risposta tecnica. La semifinale, già indicata come snodo nel nostro approfondimento su Italia-Brasile in VNL, ha confermato che contro avversarie fisiche e continue non basta accendersi a fiammate. Serve governare i punti sporchi, quelli in cui ricezione, muro e scelta dell’alzata decidono più della potenza.

Il punto che cambia la partita

L’Italia ha avuto il merito di restare dentro la gara anche quando il Brasile ha alzato il ritmo in difesa. Dopo un avvio solido, la squadra di Velasco ha perso fluidità nel secondo set, poi ha lasciato scivolare un terzo parziale che poteva diventare la svolta opposta. Il 24-26 del terzo set è il momento che cambia l’inerzia: non chiude la partita, ma sposta pressione e fiducia verso la metà campo brasiliana.

Nel tabellino ufficiale Federvolley emergono due linee chiare. Da un lato Egonu e Nervini chiudono a quota 16 punti, segnale di una distribuzione offensiva meno dipendente da una sola uscita. Dall’altro Ana Cristina, con 24 punti, diventa il volto della continuità verdeoro: attacco, mani-out e presenza nei momenti più tesi. Quando il tie-break si è stretto, il Brasile ha trovato più soluzioni pulite in cambio palla.

Julio Velasco a bordo campo durante una partita di volley
Foto: Pit1233/Danyele, Wikimedia Commons, licenza CC0

La chiave non è solo il numero degli errori, ma la loro distribuzione. L’Italia ha prodotto buone sequenze a muro e ha tenuto viva la partita con Danesi, Fahr e Sylla, però nei finali di set ha pagato qualche pallone gestito con poca profondità. Contro il Brasile, che difende tanto e costringe a rigiocare, ogni attacco non definitivo diventa un invito a ripartire.

Velasco ora ha un esame più mentale che tecnico

Il bronzo non è un premio di consolazione automatico. Dopo due anni in cui l’Italia si è abituata a vivere le Finals da protagonista, la gara per il terzo posto misura la capacità di restare squadra dopo una frenata. È qui che Velasco può ottenere la risposta più utile: non solo chi entra meglio, ma chi sa tenere lucidità quando l’obiettivo massimo è appena sfumato.

La partita dice anche che le rotazioni restano una risorsa, non un dettaglio. Antropova ha inciso meno del previsto, Orro ha dovuto variare molto e la seconda linea ha retto a tratti contro un Brasile aggressivo al servizio. La gestione delle energie diventa centrale, perché la finale per il bronzo arriva senza una vera pausa emotiva. In queste condizioni, la panchina pesa quanto il sestetto iniziale.

Il contesto, però, evita letture troppo dure. L’Italia è uscita dalla semifinale contro una nazionale di altissimo livello, non da una partita fuori controllo. Il margine sta nella qualità dei dettagli: una copertura in più, una palla alta giocata con più pazienza, una battuta meno rischiosa sul 20 pari. Sono aspetti piccoli solo in apparenza, perché nelle Finals diventano la differenza tra oro e bronzo.

Conclusioni finali

Il ko con il Brasile toglie all’Italia la possibilità di difendere fino in fondo la corona VNL, ma non cancella la solidità del percorso. Ora la gara per il terzo posto diventa un passaggio identitario: reagire subito, senza trasformare una semifinale persa al tie-break in un giudizio definitivo. Per Velasco è il test più utile prima della prossima fase della stagione azzurra: capire chi sa alzare il livello quando la medaglia resta in gioco, ma la ferita è ancora fresca.

Fonti: Federvolley; Sky Sport; OA Sport; Eurosport.