La nuova struttura tecnica della Nazionale ha un volto preciso: Paolo Maldini. L’annuncio della FIGC apre una fase pesante per il calcio italiano, perché non riguarda solo un incarico di rappresentanza ma la regia di un progetto che dovrà tenere insieme Nazionale maggiore, filiera giovanile e costruzione del prossimo ciclo internazionale.
Il presidente federale Giovanni Malagò ha confermato che Maldini sarà direttore tecnico della Federazione e anche presidente del Club Italia. Accanto a lui ci sarà Leonardo, scelto come advisor. È una mossa che sposta il peso decisionale verso due profili abituati a lavorare sul campo, nello spogliatoio e nella gestione dei grandi club.
La svolta FIGC passa da Maldini e Leonardo
La nomina arriva in un momento in cui l’Italia ha bisogno di una linea tecnica riconoscibile. Maldini porta con sé il peso di una carriera da capitano, ma anche l’esperienza dirigenziale maturata nel Milan. Il punto centrale non è il passato da simbolo: è la capacità di trasformare autorevolezza e competenza in metodo quotidiano, dalla scelta del commissario tecnico alla gestione dei rapporti tra club e selezioni.
La presenza di Leonardo aggiunge un secondo livello. Il brasiliano conosce il calcio italiano, ha lavorato in società ad alta pressione e può dare supporto sul piano internazionale, dove scouting, relazioni e lettura del mercato dei tecnici pesano sempre di più. La FIGC, di fatto, prova a costruire una cabina di regia meno isolata e più operativa.
Il nodo del progetto: dal CT al Mondiale 2030
Il passaggio più concreto riguarda l’orizzonte temporale. Malagò ha parlato di un impegno di quattro anni, con il traguardo del Mondiale 2030 e un Europeo nel mezzo. Significa che la scelta del prossimo commissario tecnico non potrà essere soltanto una risposta all’urgenza, ma il primo tassello di una filiera più ampia.
In questa prospettiva, Maldini dovrà incidere su tre fronti. Il primo è l’identità tecnica della Nazionale maggiore: principi chiari, selezioni coerenti, rapporto stabile con chi allena ogni giorno i giocatori nei club. Il secondo riguarda le giovanili, perché il Club Italia non può limitarsi a inseguire risultati immediati. Il terzo è la credibilità esterna: dopo anni di oscillazioni, l’Italia deve tornare a presentarsi con una governance sportiva leggibile.
Il rischio, naturalmente, è che i nomi pesino più del contenuto. Maldini e Leonardo funzioneranno solo se avranno margini reali, responsabilità definite e una catena decisionale chiara. In caso contrario, la svolta resterebbe un segnale mediatico forte ma incompleto. La notizia, però, indica una direzione: la FIGC vuole affidare il rilancio azzurro a figure capaci di parlare la lingua del campo e delle grandi competizioni.
Conclusioni finali
La nomina di Paolo Maldini e il coinvolgimento di Leonardo sono una scelta ad alto impatto per la Nazionale. Non garantiscono risultati immediati, ma alzano l’asticella del progetto tecnico. Ora il vero esame sarà trasformare l’annuncio in decisioni: scelta del CT, coordinamento delle giovanili, calendario di lavoro e obiettivi misurabili. Solo lì si capirà se questa svolta FIGC sarà l’inizio di un ciclo o soltanto un cambio di immagine.
Fonti: FIGC; Sky Sport; Corriere dello Sport; FIFA; Wikimedia Commons.
