Ciclismo

McNulty investito prima della crono: il Tour alza l’allarme

Brandon McNulty in posizione aerodinamica durante una cronometro
Brandon McNulty durante una prova a cronometro all'Itzulia Basque Country 2024. Foto: Hugo LUC, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Un episodio fuori dalla corsa, ma abbastanza grave da cambiare il tono della giornata. Brandon McNulty, uomo chiave della UAE Team Emirates-XRG al Tour de France, è stato urtato da un’auto mentre si stava dirigendo verso la partenza della cronometro individuale della sedicesima tappa, da Evian-les-Bains a Thonon-les-Bains. La prima notizia importante è anche la più rassicurante: secondo quanto riferito dal team manager Mauro Gianetti, il corridore statunitense non avrebbe riportato conseguenze serie.

Il fatto resta però pesante. Non si parla di una caduta di gara, né di un errore tecnico sul percorso, ma di un contatto con un veicolo estraneo alla competizione durante l’avvicinamento allo start. In un Tour già attraversato da tensioni, controlli, ritiri e discese delicate, l’incidente di McNulty porta al centro un tema spesso laterale: la sicurezza dei corridori anche nelle fasi apparentemente meno esposte.

Che cosa è successo prima della partenza

La ricostruzione emersa da Cycling Weekly e Cyclingnews è chiara nei punti essenziali. McNulty stava pedalando verso il via della crono quando un’automobile lo avrebbe superato e poi frenato o arrestato davanti a lui. Gianetti ha parlato a TNT Sports di un automobilista irritato e di un impatto che il corridore non sarebbe riuscito a evitare. La dinamica resta da chiarire nei dettagli, ma la squadra ha subito escluso un quadro medico preoccupante.

Il dato sportivo non è secondario: McNulty è poi partito e ha completato la prova. Non ha corso per la vittoria di tappa, ma ha chiuso la cronometro senza trasformare l’incidente in un ritiro. In una UAE costruita attorno a Tadej Pogacar, il suo valore non si misura solo con la classifica personale: McNulty serve nelle transizioni, nei tratti duri e nelle giornate in cui il leader deve essere protetto prima dell’ultima accelerazione.

Brandon McNulty in curva durante una tappa del Tour de France
Brandon McNulty in azione al Tour de France. Foto: Ikmo-ned, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Perché l’allarme riguarda tutta la UAE

La sedicesima tappa non era una passerella. Il tracciato, circa 26 chilometri sulle rive del Lemano con salita verso la Côte de Larringes e rientro tecnico verso Thonon-les-Bains, chiedeva concentrazione piena. Proprio per questo un incidente nel trasferimento pre-gara pesa anche mentalmente: cambia la routine, costringe staff medico e direttori sportivi a valutazioni immediate, sottrae energia a una fase che di solito è programmata al minuto.

Il Tour 2026 aveva già messo in evidenza quanto fragile sia l’equilibrio della terza settimana. Remco Evenepoel ha vinto la cronometro e ha recuperato terreno, mentre Pogacar ha limitato i danni mantenendo un margine importante in generale. Per approfondire il quadro tecnico della tappa, il nostro racconto su Evenepoel nella crono del Tour aiuta a leggere meglio il peso del risultato.

McNulty non è il capitano, ma è uno di quei corridori che fanno funzionare una squadra da Grande Giro. Se un gregario di questo livello perde brillantezza, il problema emerge magari il giorno dopo, quando il gruppo entra in montagna e il leader ha bisogno di uomini davanti. La UAE ha ricevuto una buona notizia dall’assenza di lesioni serie; non per questo può archiviare l’episodio come una semplice disavventura.

Il tema sicurezza torna davanti alla classifica

Il ciclismo moderno convive con una contraddizione evidente: pretende strade vive, pubblico vicino e scenari aperti, ma ogni contatto non controllato può diventare decisivo. In gara il rischio è parte del mestiere; nei trasferimenti e nelle ricognizioni, invece, dovrebbe essere ridotto al minimo. La protezione degli atleti non riguarda solo le transenne dell’ultimo chilometro, ma anche il perimetro attorno alla partenza, ai bus e ai percorsi di avvicinamento.

Il caso McNulty arriva inoltre in una fase in cui la tensione attorno al Tour è alta. Tra controlli antidoping discussi, cadute e classifica ancora aperta alle spalle della maglia gialla, ogni episodio esterno amplifica il rumore. La corsa deve difendere la propria immagine, ma soprattutto deve garantire condizioni ordinate a chi sta lavorando dentro una competizione già estrema.

Conclusioni finali

Il punto non è trasformare l’incidente in un caso più grande dei fatti. McNulty è ripartito, ha chiuso la crono e la UAE ha indicato che non ci sono conseguenze rilevanti. Ma la notizia resta forte perché mostra quanto sia sottile il margine tra preparazione e imprevisto. Un’auto fuori contesto, in una mattina di Tour, può alterare la giornata di un atleta e obbligare una squadra a ricalcolare in pochi minuti.

Per Pogacar e la UAE, la priorità ora è verificare che McNulty recuperi senza strascichi e possa tornare utile nelle tappe decisive. Per il Tour, invece, resta un messaggio pratico: la sicurezza non finisce quando non c’è ancora il numero dorsale sotto l’arco di partenza. A volte, la corsa comincia prima.

Fonti: Cycling Weekly; Cyclingnews; UAE Team Emirates-XRG; Cyclingstage.