Lorenzo Musetti si prende una vittoria sporca, nervosa e preziosa a Washington: 6-3, 5-7, 6-3 contro Aleksandar Vukic, in una partita che sembrava sotto controllo e poi si e’ trasformata in un esame di tenuta mentale. L’azzurro aveva costruito il vantaggio con piu’ soluzioni in risposta, si e’ complicato la sera lasciando scappare il secondo set, ma nel parziale decisivo ha rimesso ordine al piano e ha chiuso una sfida da vero cemento americano.
Il risultato pesa per due motivi. Il primo e’ immediato: Musetti entra nei quarti dell’ATP 500 di Washington e resta dentro un torneo che, dopo l’esordio interrotto dal ritiro di Matteo Arnaldi, aveva bisogno di una conferma piena. Il secondo e’ piu’ largo: nella rotta verso la parte nordamericana della stagione, raccontata anche nel nostro approfondimento sul cemento USA di Sinner, ogni partita lunga misura condizione, servizio e lucidita’ nei punti stretti.
La partita: controllo, blackout e reazione
Il primo set ha detto molto della versione piu’ convincente di Musetti. L’italiano ha aggredito la seconda di Vukic, ha variato altezza e ritmo con il rovescio e ha trovato punti rapidi quando il servizio lo ha sostenuto. Il 6-3 iniziale non e’ stato solo un vantaggio numerico: e’ sembrato il segnale di un giocatore pronto a comandare lo scambio senza farsi trascinare nel solo braccio di ferro da fondo.
La partita pero’ e’ cambiata nel secondo parziale. Vukic, numero 105 ATP, ha alzato la percentuale di prime e soprattutto ha iniziato a prendere campo con il dritto. Musetti ha avuto occasioni per indirizzare definitivamente il match, ma ha perso continuita’ al momento di chiudere. Il 5-7 subito nel secondo set e’ la parte meno comoda della serata: non un crollo tecnico, piuttosto un tratto di gestione in cui l’azzurro ha concesso all’australiano tempo e fiducia.
Nel terzo set, pero’, e’ arrivato il dato piu’ interessante. Musetti non si e’ limitato ad aspettare l’errore: ha ricominciato a rispondere profondo, ha usato la diagonale di dritto per aprirsi il campo e ha trasformato la pressione in break. Anche quando Vukic ha provato a rientrare, l’azzurro ha retto la fase emotiva e ha chiuso 6-3 al set decisivo, completando una vittoria piu’ formativa che lineare.
Perche’ questi quarti contano
Washington non e’ un semplice torneo di passaggio. Il tabellone dell’ATP 500 mette in palio punti pesanti, ma soprattutto offre partite utili per chi deve adattare il proprio tennis al cemento piu’ rapido. Per Musetti la questione e’ nota: talento, variazioni e mano non sono mai mancati; la differenza, in questa fase della carriera, passa dalla capacita’ di rendere quelle qualita’ spendibili anche quando lo scambio si accorcia e il servizio avversario concede poco.
Il successo con Vukic, da questo punto di vista, aggiunge un tassello. Non basta dire che l’australiano sia un qualificato: il suo tennis e’ pericoloso proprio su superfici veloci, dove servizio e primo colpo possono togliere ritmo. Musetti ha chiuso con una risposta piu’ incisiva nei game decisivi e con una gestione migliore delle variazioni. Il saldo mentale del terzo set vale quasi quanto il passaggio del turno.
C’e’ anche un aspetto di calendario. L’azzurro arriva da settimane particolari, con il rientro a Washington aperto dal match con Arnaldi: ne avevamo parlato in Musetti riparte a Washington, sottolineando proprio il bisogno di trasformare il torneo in una verifica agonistica reale. Contro Vukic quella verifica e’ arrivata: partita lunga, strappi, occasioni non chiuse e poi risposta finale.
Da qui in avanti serviranno percentuali piu’ solide al servizio e meno oscillazioni quando il set entra nei game finali. Ma il punto politico, in senso sportivo, e’ chiaro: Musetti resta nel torneo e lo fa vincendo una partita che poteva scivolargli via dopo il secondo set. In ottica classifica e fiducia, e’ una differenza concreta.
Conclusioni finali
La vittoria su Vukic non racconta un Musetti perfetto, e proprio per questo e’ utile. Il carrarino ha mostrato il suo tennis migliore nel primo set, ha pagato una pausa pesante nel secondo e ha poi ritrovato decisione nel terzo. Il 6-3, 5-7, 6-3 finale gli consegna i quarti di Washington e una risposta importante: sul cemento, anche quando la partita si sporca, l’azzurro ha gli strumenti per restare dentro il match e chiuderlo.
Fonti: Tennis.com; ATP Tour; Sky Sport; OA Sport; Google Trends Italia; Wikimedia Commons.
