Calcio

Pirlo non sarà ct dell’Italia: il caso apre una crisi FIGC

Andrea Pirlo in azione con la Juventus durante una partita
Andrea Pirlo, nome al centro dello stop per la panchina della Nazionale. Foto: Muhammad Ashiq, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0.

La nomina che sembrava pronta si è fermata nel punto più delicato: Andrea Pirlo non sarà il nuovo commissario tecnico dell’Italia, almeno nello scenario maturato nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 luglio. Il dossier si è bloccato dopo il caso legato alla collaborazione commerciale con Fonbet, piattaforma russa di scommesse, e ora il problema non riguarda più soltanto il nome del ct. Riguarda la tenuta del progetto tecnico costruito attorno a Paolo Maldini e Leonardo.

Secondo la ricostruzione di Sky Sport, gli incontri previsti a Roma lunedì 27 luglio tra l’entourage di Pirlo e la FIGC sono saltati, interrompendo le pratiche che avrebbero dovuto portare alla risoluzione con lo United FC di Dubai e poi alla firma con la Federazione. Pirlo ha chiarito pubblicamente che la collaborazione contestata sarebbe stata di natura sportiva e commerciale, non politica. Ma il via libera federale non è arrivato e il Consiglio federale del 28 luglio si avvicina senza una soluzione chiusa.

Perché la frenata pesa più del nome di Pirlo

La candidatura di Pirlo non era un semplice ripiego dopo il no di Guardiola. Nel disegno raccontato negli ultimi giorni, Maldini e Leonardo cercavano un allenatore da accompagnare dentro un ciclo lungo, con un’idea tecnica riconoscibile e margine di crescita. Per questo il blocco improvviso pesa molto più di una normale trattativa saltata: tocca il rapporto tra governance, reputazione internazionale e autonomia dell’area sportiva.

Il punto è che la Nazionale arriva da settimane di ricerca complicata. Prima il tentativo su un profilo top come Guardiola, poi la virata su Pirlo, quindi la polemica sulla sponsorizzazione russa. In pochi giorni la FIGC è passata da una possibile presentazione a una nuova fase di incertezza, mentre il calendario delle prossime scelte non aspetta.

Il caso ha anche una dimensione pubblica evidente: un ct dell’Italia non è soltanto un tecnico, ma un volto istituzionale. La Federazione deve quindi valutare non solo curriculum, campo e staff, ma anche la sostenibilità comunicativa della scelta. Da qui lo stop, arrivato proprio quando il percorso sembrava definito.

Maldini e Leonardo davanti al bivio

La conseguenza più pesante riguarda Maldini e Leonardo. Se il loro progetto era legato a un profilo scelto e condiviso, il mancato arrivo di Pirlo può trasformarsi in una crisi interna. Sky Sport segnala il rischio dimissioni per entrambi, perché un eventuale ct non allineato ridurrebbe il senso stesso del loro incarico.

Qui sta il nodo strategico: la FIGC può cercare un nome alternativo in tempi rapidi, ma deve evitare una scelta percepita come provvisoria. Dopo la candidatura di Pirlo raccontata nei giorni scorsi, il cambio di scenario impone una domanda diversa: chi decide davvero la direzione tecnica della Nazionale? E soprattutto, quanto spazio avrà il direttore tecnico nel costruire una squadra e non solo nel proporre un allenatore?

Il riferimento al lavoro avviato da Malagò, Maldini e Club Italia resta centrale. Se il Consiglio federale del 28 luglio dovesse arrivare senza una linea condivisa, il rischio sarebbe doppio: perdere il candidato individuato e indebolire la struttura appena costruita per rilanciare l’Italia.

La Nazionale italiana di calcio schierata prima di una partita
La Nazionale italiana, ora in attesa della scelta del nuovo commissario tecnico. Foto: Biser Todorov, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0.

I possibili scenari dopo lo stop

Il primo scenario è una riapertura tardiva, ma oggi appare complessa: servirebbe un chiarimento totale sui rapporti contrattuali e un consenso politico-sportivo che al momento non si vede. Il secondo è la scelta di un profilo alternativo gradito all’area tecnica, soluzione possibile ma difficile in poche ore. Il terzo, il più traumatico, è il disimpegno di Maldini e Leonardo con conseguente ritorno della FIGC a una ricerca quasi da zero.

In questo quadro, anche il precedente no di Guardiola pesa ancora. Non perché il catalano fosse davvero a un passo dalla firma, ma perché aveva fissato l’ambizione del nuovo corso. Passare da quell’orizzonte a una soluzione emergenziale sarebbe un segnale debole, soprattutto per un movimento che vuole programmare fino al 2030.

La vicenda Pirlo, quindi, non va letta solo come una candidatura saltata. È un test sulla capacità del calcio italiano di proteggere un progetto tecnico quando entra in collisione con reputazione, opportunità politica e pressione mediatica.

Conclusioni finali

La FIGC ha davanti una scelta stretta: trovare rapidamente un ct credibile oppure ricomporre prima la catena decisionale. Pirlo, da simbolo di una possibile ripartenza, è diventato il punto in cui tutte le fragilità sono emerse insieme. Il nome che arriverà dopo conterà molto, ma conterà ancora di più capire se Maldini e Leonardo resteranno dentro il progetto o se la Nazionale dovrà ricominciare un’altra volta.

Fonti: Sky Sport, ANSA, La Gazzetta dello Sport, SportMediaset.