Calcio

Pirlo verso l’Italia: firma vicina, cosa cambia per gli azzurri

Andrea Pirlo in campo con la Juventus, possibile nuovo ct dell Italia
Andrea Pirlo in campo con la Juventus nel 2014. Foto: Muhammad Ashiq/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0, immagine ritagliata.

Andrea Pirlo è diventato il nome operativo per la panchina dell’Italia dopo il passo indietro di Pep Guardiola. Non c’è ancora il comunicato federale che chiude la partita, ma tra le ricostruzioni di Gazzetta e Sky il quadro è ormai chiaro: la FIGC lavora per arrivare alla firma e per liberare l’ex regista dagli ultimi vincoli contrattuali. La notizia pesa perché sposta la Nazionale da un casting di prestigio a una scelta di identità, molto più rischiosa e molto più leggibile.

La scelta, se confermata, completerebbe il percorso aperto dal nuovo assetto del Club Italia. Nel recente approfondimento su Malagò e Maldini il tema era già emerso: non basta nominare un ct, serve costruire una catena tecnica riconoscibile. Pirlo sarebbe il profilo più coerente con questa idea, ma anche quello che obbliga la federazione a proteggerlo con uno staff forte e con obiettivi misurabili.

Perché Pirlo ora è davanti

Il sorpasso nasce dal fallimento della pista Guardiola. La federazione aveva provato a trasformare la panchina azzurra in un progetto ad altissima esposizione internazionale, ma il tecnico catalano ha scelto un’altra traiettoria. A quel punto il nome di Pirlo ha preso forza: campione del mondo 2006, 116 presenze in Nazionale, una credibilità immediata nello spogliatoio e un rapporto naturale con una generazione che ha bisogno di riconoscersi in un’idea.

Il punto fragile è noto: da allenatore Pirlo non ha ancora avuto una continuità pari al suo peso da calciatore. La Juventus gli ha consegnato una panchina enorme in un momento complicato, poi sono arrivate esperienze meno lineari. Proprio per questo la possibile nomina non può essere letta come una scorciatoia romantica. Sarebbe una scommessa tecnica: possesso più verticale, costruzione dal basso, centrocampisti responsabilizzati e una squadra meno dipendente dagli episodi.

Il nodo della firma resta decisivo. Secondo le fonti giornalistiche più recenti si lavora sui tempi dell’annuncio, sul contratto e sui passaggi necessari per chiudere il rapporto attuale dell’allenatore. Finché la FIGC non pubblica una nota ufficiale, il verbo corretto resta “verso”: non “è il nuovo ct”, ma è il candidato in chiusura.

Cosa cambierebbe per gli azzurri

La prima conseguenza riguarda la lista dei convocabili. Pirlo ha sempre cercato una squadra capace di uscire pulita sotto pressione: significa dare centralità a difensori tecnici, mezzali associative e ali capaci di venire dentro il campo. Chiesa, Barella e Tonali diventerebbero riferimenti naturali, ma il nuovo corso dovrebbe soprattutto riaprire la porta ai profili giovani cresciuti tra Under 21 e Serie A.

Il secondo tema è il modulo. Parlare solo di 4-2-3-1 o 4-3-3 rischia di semplificare. Pirlo ha spesso immaginato squadre fluide, con un terzino dentro al campo e una linea offensiva che occupa cinque corridoi. In Nazionale, però, il tempo di lavoro è poco: la semplicità iniziale conterà più dell’ambizione teorica. Il primo obiettivo sarebbe ridare distanze corte e uscite codificate a un gruppo che negli ultimi mesi ha perso automatismi.

Pirlo durante una partita amichevole della Juventus a Singapore nel 2014. Foto: Muhammad Ashiq/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0.

La terza conseguenza è politica in senso sportivo, non partitico: Maldini e Leonardo dovrebbero condividere davvero il perimetro tecnico. Un ct giovane, scelto per aprire un ciclo, non può restare solo alla prima difficoltà. Nel precedente focus sul sogno Guardiola il rischio era evidente: cercare il nome salvifico. Con Pirlo il problema cambia. Non c’è l’allenatore totale, c’è un progetto da accompagnare.

Il rischio della scelta

La forza narrativa è enorme: il regista che ha guidato l’Italia in campo può provare a ricostruirla dalla panchina. Ma il calcio internazionale non perdona le suggestioni. Serviranno qualificazioni, partite ufficiali e decisioni rapide sui senatori. La credibilità dello staff sarà quindi il primo segnale da osservare: preparatori, collaboratori tattici e raccordo con le giovanili diranno più del discorso di presentazione.

In questo senso Pirlo non sarebbe una scelta prudente, ma una scelta leggibile. La federazione rinuncerebbe al super tecnico straniero e punterebbe su un’identità italiana, con tutti i limiti del caso. La panchina azzurra diventerebbe un laboratorio: meno gestione dell’emergenza, più costruzione di principi. È una strada che può funzionare solo se il calendario non viene usato come alibi e se la comunicazione federale smette di inseguire nomi per raccontare metodo.

Conclusioni finali

Pirlo verso l’Italia è una notizia forte perché unisce domanda popolare, urgenza federale e conseguenze tecniche immediate. La cautela resta obbligatoria: manca l’ufficialità, e proprio per questo il giudizio va sospeso sul nome e concentrato sul processo. Se arriverà la firma, la vera domanda non sarà se Pirlo meriti una seconda grande occasione, ma se il nuovo Club Italia saprà dargli una struttura capace di trasformare l’intuizione in lavoro quotidiano.

Fonti: Google Trends Italia; Google News Sport Italia; FIGC; Gazzetta dello Sport; Sky Sport.