La giornata che doveva allungare l’onda azzurra dei Mondiali di Hong Kong si è trasformata in una frenata secca: l’Italia della scherma ha incassato due eliminazioni arrivate nel momento più duro, con la sciabola femminile fuori ai quarti e la spada maschile fermata agli ottavi. Non è un crollo, perché il bilancio iridato resta pesante dopo gli ori già conquistati, ma è una di quelle giornate che cambiano il tono del finale.
Il punto non è solo il risultato. La sciabola femminile ha spinto la Francia fino all’ultima stoccata, perdendo 45-44 dopo aver dato la sensazione di poter ribaltare la gerarchia del tabellone. La spada maschile, invece, non ha trovato continuità nella prova a squadre dopo l’argento individuale di Davide Di Veroli. Due esiti diversi, ma con un filo comune: quando l’assalto si è accorciato, l’Italia non ha avuto l’ultima parola.
La doppia beffa dopo gli ori
La Federazione Italiana Scherma ha definito la giornata una doppia beffa all’ultima stoccata. La formula rende bene il peso emotivo del mercoledì iridato: appena ventiquattro ore prima, il movimento aveva celebrato il doppio titolo a squadre raccontato nel nostro approfondimento su Italia d’oro ai Mondiali. Oggi, invece, la pedana ha ricordato quanto sia fragile il margine tra podio e rimpianto.
Nella sciabola, il quartetto composto da Michela Battiston, Mariella Viale, Manuela Spica e Claudia Rotili ha prima superato l’Algeria, poi ha costruito contro la Francia un assalto vero, nervoso, pieno di rientri. Il 45-44 finale non cancella la qualità del percorso, ma lascia una domanda concreta: quanta energia servirà per trasformare una squadra promettente in una squadra da medaglia stabile?

La spada maschile aveva un’altra pressione. Con Davide Di Veroli reduce dall’argento individuale e con Matteo Galassi, Simone Mencarelli e Andrea Santarelli nel gruppo, l’Italia poteva puntare a un cammino più profondo. Lo stop agli ottavi pesa proprio perché la spada azzurra aveva già mostrato competitività individuale, ma la prova a squadre richiede un equilibrio diverso: gestione dei parziali, cambi di ritmo e capacità di non inseguire troppo presto.
Cosa resta alla Nazionale
Il Mondiale non va letto solo per medaglie sommate. La scherma italiana sta attraversando una fase in cui profondità e ricambio convivono con aspettative altissime. Dopo il podio di Giulia Rizzi e la doppietta Errigo-Favaretto, la giornata senza medaglie non smonta il quadro; lo completa. In un calendario fitto, la differenza la fa la capacità di confermare il livello anche quando il tabellone non concede respiri.
Per la sciabola femminile, il dato più utile è la competitività contro una Francia di riferimento. Per la spada maschile, invece, il tema è la trasformazione del talento individuale in rendimento collettivo. Sono due cantieri diversi: il primo sembra vicino alla soglia, il secondo deve trovare automatismi più solidi nei momenti in cui ogni assalto può spostare inerzia e fiducia.
La penultima giornata lascia quindi un bilancio meno brillante, ma non sterile. Le sconfitte arrivate di misura possono diventare materiale tecnico, soprattutto verso le prossime gare internazionali e verso il ciclo che porta a Los Angeles. La parte più delicata sarà evitare che il rammarico copra i segnali: la base resta forte, però il salto definitivo passa dalla freddezza nei finali.
Conclusioni finali
Hong Kong consegna all’Italia una giornata di rimpianti pesanti, non una bocciatura. La sciabola femminile esce per una stoccata contro la Francia, la spada maschile si ferma prima del previsto, ma il Mondiale azzurro conserva una struttura importante. La notizia vera è che adesso il movimento non deve più dimostrare di esserci: deve dimostrare di saper vincere anche le giornate sporche, quelle in cui il podio passa da un dettaglio e non da una superiorità evidente.
Fonti: Federazione Italiana Scherma; OA Sport; Eurosport.
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