Quattro italiani nella stessa finale europea del salto in alto: a Birmingham l’Italia ha trasformato una mattinata di qualificazioni in un segnale tecnico pesante. Gianmarco Tamberi, Matteo Sioli, Edoardo Stronati e Christian Falocchi hanno superato il taglio e venerdì sera porteranno in pedana una densità azzurra mai vista a questo livello.
Il dato non è solo numerico. Tamberi ha chiuso la qualificazione a 2,23 alla seconda prova, la stessa misura di Sioli, mentre Stronati e Falocchi hanno resistito a quota 2,19. Non è stata una prova pulita per tutti, ma è stata una prova sufficiente per spostare il baricentro della finale: l’Italia non avrà un solo uomo copertina, avrà un blocco.
Il poker azzurro che cambia la finale
Il passaggio più importante riguarda il peso strategico della squadra. In una finale con tredici atleti, avere quattro maglie azzurre significa poter leggere la gara da più prospettive: esperienza, freschezza, continuità tecnica e capacità di restare vivi quando le misure non arrivano subito.
Tamberi resta il volto più riconoscibile e il campione da cui parte l’attenzione. La sua qualificazione, però, non è stata accompagnata da sensazioni perfette: ha parlato di salti non soddisfacenti e di una fiducia ancora da ritrovare. Proprio per questo il risultato pesa. Entrare in finale senza brillantezza lascia aperto un margine di crescita che può diventare decisivo quando la gara passerà sopra i 2,26.
Sioli ha confermato la maturità mostrata nella stagione, valicando 2,23 con margine dopo un errore. Stronati e Falocchi, invece, hanno costruito la qualificazione sulla tenuta mentale: 2,19 è bastato perché la selezione si è chiusa per classifica, con dieci atleti a 2,23 e tre ripescati alla misura inferiore.
Dentro questa giornata c’è anche il contesto emotivo dell’atletica italiana, ancora attraversata dal ricordo di Livio Berruti: il percorso degli azzurri a Birmingham arriva dopo l’addio al simbolo di Roma 1960 e conferma una nazionale che sta usando memoria e presente come carburante competitivo.
Cosa dice la qualificazione di Tamberi
La misura di Tamberi non racconta una superiorità netta, ma racconta qualcosa di utile: la finale è stata centrata nel giorno in cui contava evitare rischi. Il salto alto europeo, in questa fase, sembra meno blindato del previsto. Nessuno ha imposto una qualificazione automatica dominante, e questo rende più importante la gestione degli errori rispetto al singolo picco tecnico.
Per l’Italia il vantaggio è chiaro: se Tamberi dovesse ritrovare ritmo nella rincorsa, il gruppo può diventare una pressione costante sugli avversari. Se invece la gara dovesse sporcare le misure, avere Sioli, Stronati e Falocchi dentro la stessa finale dà più possibilità di restare agganciati al podio. La quantità diventa qualità quando ogni errore degli altri apre una finestra.
La giornata di Birmingham ha offerto anche un altro lampo azzurro, con Eloisa Coiro capace di abbassare il record italiano degli 800 metri a 1:57.56 dopo 46 anni. È un risultato storico, ma nel salto in alto il segnale è diverso: non una singola impresa, bensì una profondità tecnica collettiva che può incidere sul medagliere.
Conclusioni finali
La finale dell’alto non parte con un padrone assoluto. Parte con quattro italiani qualificati, un campione in carica che ha superato il turno pur senza sentirsi al meglio e tre compagni che hanno trasformato la pedana in una prova di squadra. Per Tamberi sarà una finale di controllo emotivo prima ancora che di centimetri; per Sioli, Stronati e Falocchi sarà la possibilità di trasformare la presenza in risultato.
Il messaggio per Birmingham è netto: l’Italia non arriva alla gara decisiva solo per difendere un titolo, ma per occupare la finale. E in una specialità in cui basta un errore a cambiare tutto, quattro carte nello stesso mazzo possono pesare più di qualsiasi pronostico.
Fonti: FIDAL; ANSA; Sky Sport; SportMediaset; OA Sport.
