Ciclismo

Tour de France, allarme Belfort: Pogacar rischia la tappa trappola

Tadej Pogacar in maglia gialla davanti al gruppo al Tour de France
Foto: Hugo LUC, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Il Tour de France 2026 entra nella tappa piu’ lunga della sua edizione con un messaggio chiaro: la maglia gialla non puo’ permettersi una giornata neutra. La frazione numero 13, da Dole a Belfort, misura 205,8 chilometri, e sulla carta sembra disegnata per una fuga. In realta’, proprio per questo, puo’ diventare una trappola per Tadej Pogacar, chiamato a gestire fatica, attacchi da lontano e l’avvicinamento a un weekend di montagna ancora piu’ duro.

Dopo lo sprint di Chalon-sur-Saone, vinto da Tim Merlier, la classifica generale e’ rimasta bloccata nei rapporti di forza principali. Pogacar ha chiuso nel gruppo dei migliori, cosi’ come Jonas Vingegaard, Remco Evenepoel e gli altri uomini di classifica. Ma la calma del giorno prima rischia di essere ingannevole: oggi il percorso mette insieme distanza, dislivello e un finale che puo’ premiare coraggio o punire distrazioni.

La tappa piu’ lunga diventa un esame

Il dato ufficiale e’ il primo segnale: 205,8 km, profilo collinare e 2.400 metri di dislivello positivo. La partenza neutralizzata e’ fissata alle 13, con arrivo previsto a Belfort intorno alle 17.46. Non e’ una tappa alpina in senso classico, ma e’ abbastanza lunga e nervosa per consumare energie prima delle salite decisive del fine settimana.

La chiave tattica e’ semplice solo in apparenza. Le squadre dei velocisti hanno gia’ speso molto nelle tappe precedenti e potrebbero non avere interesse a controllare per oltre duecento chilometri. Le formazioni degli uomini di classifica, invece, non possono lasciare andare una fuga troppo pericolosa se dentro ci sono corridori ancora vicini nella generale. In mezzo c’e’ la UAE Team Emirates, chiamata a decidere quanto lavoro assumersi per proteggere Pogacar senza consumare gregari preziosi.

Ballon d’Alsace, il punto che puo’ ribaltare il copione

Il tratto piu’ delicato e’ il finale verso il Ballon d’Alsace, una salita storica del Tour che arriva abbastanza tardi da cambiare il peso della giornata. Non serve immaginare attacchi definitivi per la maglia gialla: puo’ bastare una selezione improvvisa, una discesa presa male, un ventaglio prima dell’imbocco o una fuga con uomini forti per costringere i big a uscire dal copione.

Tadej Pogacar in discesa con la maglia gialla al Tour de France
Foto: Hugo LUC, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Per Vingegaard e per chi insegue, questa e’ una giornata interessante proprio perche’ non obbliga a scoprirsi troppo. Un’accelerazione dei compagni, una presenza nella fuga giusta o un forcing sul tratto piu’ duro possono misurare la risposta della maglia gialla senza trasformare la tappa in un duello frontale. Pogacar resta il riferimento, ma il Tour spesso cambia tono nelle giornate che sembrano di transizione.

Fughe, classifica e rischio controllo

La classifica dopo la dodicesima tappa dice che i big non hanno perso terreno nello sprint, ma dice anche che la corsa ha gia’ accumulato tensione. Merlier ha firmato il tris di vittorie parziali, mentre il gruppo degli uomini di classifica e’ arrivato compatto. Il problema, per chi porta la maglia gialla, e’ che una tappa da fuga puo’ diventare dispendiosa anche senza distacchi: ogni inseguimento richiede uomini, ogni cambio di ritmo alza il costo della giornata successiva.

La frazione Dole-Belfort pesa anche per il calendario immediato. Sabato arriva la montagna vera con Mulhouse-Le Markstein Fellering, domenica un altro arrivo esigente verso il Plateau de Solaison. Per questo la gestione di oggi non riguarda solo il risultato di tappa: riguarda le gambe che resteranno a Pogacar e ai suoi rivali nelle prossime quarantotto ore.

Occasione per gli attaccanti, allarme per i favoriti

Il profilo ideale della fuga e’ quello del passista resistente, capace di reggere la distanza e di salire senza esplodere sul finale. Corridori fuori classifica, squadre senza vittorie e uomini da classiche avranno un motivo concreto per provarci. Se il gruppo lascia spazio nei primi chilometri, la tappa puo’ diventare una lunga caccia con margini difficili da chiudere.

Per Pogacar il rischio non e’ soltanto perdere secondi. Il vero esame e’ non farsi trascinare in una giornata troppo costosa. La maglia gialla deve restare davanti nei momenti chiave, ma senza trasformare ogni attacco in una risposta personale. Qui entra in gioco la squadra: protezione, posizione e lucidita’ valgono quanto la potenza.

Conclusioni finali

La Dole-Belfort non e’ la tappa piu’ spettacolare sulla carta, ma puo’ essere una delle piu’ insidiose del Tour. La distanza oltre i duecento chilometri, il finale mosso e il Ballon d’Alsace consegnano una giornata da leggere con attenzione: occasione per le fughe, allarme per chi difende la classifica.

Pogacar parte da leader e da uomo piu’ controllato. Vingegaard e gli altri rivali possono usarla come prova di pressione prima della montagna. Se la corsa restera’ ordinata, sara’ una tappa di gestione; se la fuga giusta partira’ presto e il finale si accendera’, Belfort puo’ diventare il primo vero segnale del weekend.

Fonti: Tour de France sito ufficiale; classifiche ufficiali Tour de France dopo la tappa 12; The Guardian; Cyclingnews.