Ciclismo

Tour de France, esame Markstein: Pogacar sfida il rischio Pidcock

Tadej Pogacar in maglia gialla durante una discesa al Tour de France
Tadej Pogacar in maglia gialla durante il Tour de France. Foto: Hugo LUC, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Il Tour de France entra in una giornata che può pesare molto più del semplice ordine d’arrivo. Dopo la tappa di Belfort, vinta da Mauro Schmid davanti a Harold Tejada e a Tom Pidcock, la corsa riparte con una classifica più nervosa: Tadej Pogacar conserva il comando, Jonas Vingegaard resta il primo inseguitore a 3’36”, ma alle loro spalle il podio è tornato un terreno mobile.

La frazione di oggi, Mulhouse-Le Markstein Fellering, non è una passerella di mezza estate. Il tracciato indicato dagli organizzatori mette insieme i Ballons dei Vosgi e circa 3.800 metri di dislivello: abbastanza per trasformare una giornata apparentemente di controllo in un esame tattico, fisico e mentale. Pogacar ha margine, ma non può permettersi una gestione pigra. Pidcock, invece, ha appena dimostrato che una fuga ben costruita può cambiare il perimetro della generale.

Markstein, perché la tappa può cambiare il Tour

Il primo dato è il più evidente: la maglia gialla non è sotto assedio diretto, ma la corsa non è congelata. Nella tappa 13, il gruppo dei big è arrivato a 7’32” dal vincitore, mentre Pidcock ha chiuso terzo a due secondi da Schmid. Il risultato ha spinto il britannico al quarto posto della generale, a pochi secondi dal podio virtuale. Non è un dettaglio: quando un corridore guadagna così tanto in una sola giornata, ogni squadra è costretta a ricalcolare responsabilità, inseguimenti e alleanze provvisorie.

Pogacar resta il riferimento assoluto. La sua UAE Team Emirates-XRG ha già dimostrato di poter controllare la corsa in salita, ma il Markstein presenta un rischio diverso: non solo l’attacco frontale di Vingegaard o Remco Evenepoel, ma anche la fuga con uomini ormai pericolosi in classifica. Se la corsa parte veloce, chi indossa la maglia gialla dovrà decidere presto se chiudere, lasciare spazio o usare la squadra per tenere tutti entro un margine ragionevole.

Tom Pidcock durante una presentazione di squadra. Foto: Joost Pauwels, Wikimedia Commons, licenza CC0.

Il secondo dato riguarda Pidcock. Il suo salto in classifica non nasce da un piazzamento casuale, ma da una lettura aggressiva della tappa di Belfort. Il britannico ha sfruttato la giornata giusta, ha tenuto nel gruppo buono e ha trasformato una frazione da attaccanti in una mossa da uomo di classifica. Ora il problema non è soltanto suo: chi punta al podio deve seguirlo, marcarlo o provare a ribaltare il tavolo prima che la sua fiducia cresca ancora.

Vingegaard resta il rivale più atteso di Pogacar, anche perché il distacco è pesante ma non definitivo in un Tour che deve ancora superare montagne severe. La tappa del Markstein, però, può dire molto sul linguaggio del danese: attacco immediato per misurare la maglia gialla, oppure gestione in vista delle giornate alpine? La risposta dipenderà anche dal comportamento delle squadre che orbitano attorno alla top ten, perché un controllo troppo morbido rischia di consegnare minuti preziosi agli outsider.

Per Pogacar l’occasione è duplice. Può limitarsi a difendere il vantaggio, soluzione razionale se la UAE considera questa tappa una soglia da attraversare senza sprechi. Oppure può usare l’ultimo tratto per mandare un segnale, soprattutto se Vingegaard o Evenepoel dovessero mostrare esitazioni. In una Grande Boucle già segnata dagli strappi del leader sloveno, anche pochi secondi possono diventare un messaggio politico dentro il gruppo.

Il calendario, inoltre, aumenta il peso della giornata. Dopo il Markstein arriva un’altra frazione da alta tensione verso il Plateau de Solaison, poi la terza settimana porterà nuove salite e una doppia Alpe d’Huez nel finale. Chi perderà lucidità oggi non perderà soltanto tempo: potrebbe perdere libertà tattica, perché da domani ogni squadra conoscerà meglio i limiti degli avversari.

Conclusioni finali

Il Markstein è il classico esame che non assegna per forza il Tour, ma può togliere certezze a molti. Pogacar parte con la maglia gialla e un vantaggio importante, Vingegaard deve capire quando rischiare, Evenepoel difende il podio e Pidcock prova a trasformare l’exploit di Belfort in una minaccia stabile. La tappa dirà soprattutto una cosa: se la corsa resta nelle mani della UAE o se, nei Vosgi, nasce davvero un nuovo duello per la generale.

Fonti: Tour de France, classifiche ufficiali dopo la tappa 13; Tour de France, presentazione ufficiale della tappa Mulhouse-Le Markstein Fellering; The Guardian, resoconto della tappa Dole-Belfort; ANSA, aggiornamenti sul Tour de France 2026.