Jasmine Paolini riparte da New York con una frase semplice e pesante: sta molto meglio. Dopo lo stop per il problema al piede sinistro, la numero uno italiana arriva allo US Open senza il rodaggio che avrebbe voluto, ma con una priorità chiara: rientrare nel ritmo partita senza trasformare il primo turno in un referendum sulla condizione.

La notizia, confermata nel media day e rilanciata da SuperTennis e ANSA, è che Paolini si sente pronta a rimettersi dentro lo Slam. Non gioca un match ufficiale dal quarto di finale di Wimbledon contro Marta Kostyuk e ha saltato la stagione nordamericana tra Washington, Toronto e Cincinnati. Per questo il debutto a Flushing Meadows pesa più di un normale primo turno: è il punto in cui salute, fiducia e classifica tornano a parlarsi.
Il quadro degli azzurri allo US Open aveva già consegnato un torneo pieno di incastri delicati. Per Paolini, però, il tema è diverso: non deve solo battere un’avversaria, deve misurare quanto il periodo senza partite abbia tolto automatismi, reattività e lucidità nei punti lunghi.
Perché il rientro è più complicato del tabellone
Il piede sinistro ha imposto una scelta conservativa. Rinunciare ai tornei di preparazione sul cemento americano significa perdere minuti competitivi, ma anche evitare di trascinarsi un fastidio dentro lo Slam. È una scommessa tecnica e fisica: arrivare meno rodata, ma più libera nei movimenti. Nel tennis femminile attuale, dove gli scambi si accorciano e la risposta decide sempre di più, il primo passo vale quasi quanto il colpo migliore.
Paolini ha spiegato di aver vissuto con fatica la distanza dai tornei, ma anche di aver avuto bisogno di riposo. È un passaggio importante perché sposta il racconto dalla paura all’equilibrio: l’infortunio non viene nascosto, però non diventa l’unica lente. La toscana vuole entrare “il più possibile” nel ritmo, e questa formula racconta bene l’obiettivo reale: costruire partita dopo partita, senza pretendere subito il picco.
Il ritorno di Marc Lopez nel team aggiunge un altro dettaglio non marginale. Non è solo una presenza tecnica: è una figura che conosce già Paolini, il suo modo di accelerare, i tempi della rete, il peso del doppio e la necessità di proteggere energie nei tornei lunghi. Dopo settimane senza match, la panchina deve aiutare soprattutto nella lettura: quando forzare, quando allungare lo scambio, quando accettare una fase sporca.

La partita invisibile: ritmo, servizio e gestione dei punti
Il dato da guardare non sarà solo il risultato. Paolini dovrà capire se riesce a difendere il campo aperto, se il servizio le consente di non partire sempre in rincorsa e se la risposta conserva profondità nei primi game. Sono indicatori più seri del semplice conto dei vincenti. Dopo uno stop, spesso il problema non è il colpo isolato, ma la continuità sotto pressione.
In questo senso New York può essere un esame severo ma utile. Le condizioni rapide premiano chi prende campo, e Paolini ha costruito la parte migliore della sua crescita proprio sulla capacità di trasformare la difesa in anticipo. Se il piede risponde, il suo tennis resta competitivo perché unisce gambe, mano e coraggio. Se invece dovesse mancare spinta laterale, il rischio sarebbe subire troppo sulle diagonali più larghe.
Il precedente percorso recente della toscana ai grandi tornei dice che la qualità per stare nelle partite importanti non manca. La WTA la registra con un best ranking al numero 4, finali Slam in singolare nel 2024 e un titolo Slam in doppio nel 2025 con Sara Errani. Quel curriculum conta perché rende il rientro meno fragile: non è una sorpresa che cerca conferme, ma una giocatrice già provata che deve ritrovare intensità.
Cosa cambia per l’Italia a New York
Il primo effetto è sul racconto del torneo azzurro. Paolini non parte con la continuità ideale, ma offre una storia più concreta di molte previsioni: il corpo ha dato segnali migliori, lo staff ritrova un riferimento noto e il tabellone diventa il luogo della verifica. È una situazione meno brillante di una vigilia perfetta, ma più interessante perché costringe a leggere le sfumature.
Il secondo effetto riguarda la gestione delle aspettative. Chiedere subito una corsa profonda sarebbe comodo, ma poco aderente al percorso delle ultime settimane. La chiave sarà vedere se Paolini riesce a superare il primo impatto, accumulare ore vere e uscire dal campo con la sensazione di poter salire. In uno Slam, a volte il primo turno vinto bene cambia più di una conferenza ottimista.
Conclusioni finali
Paolini arriva allo US Open con una notizia essenziale: il piede non la ferma. Non basta per immaginarla già in fondo al torneo, ma basta per cambiare la vigilia italiana. Dopo settimane senza cemento competitivo, New York diventa il test più trasparente: se ritrova appoggi e ritmo, la sua presenza può allargare davvero l’ambizione azzurra. Se servirà tempo, il valore sarà comunque nel rientro controllato, senza inseguire scorciatoie.
Fonti: SuperTennis; ANSA; WTA; US Open/SuperTennis programmazione.
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