La serata europea dell’Italia cambia peso prima ancora delle finali. A Birmingham, nel sabato degli Europei di atletica 2026, le due 4×100 azzurre hanno superato le batterie e Larissa Iapichino ha chiuso subito il conto nella qualificazione del lungo con 6,94 ventoso. Non sono medaglie, ancora. Sono però tre porte aperte nello stesso pomeriggio, con un dettaglio che conta: la staffetta femminile ha corso 42.22, secondo tempo italiano di sempre e miglior crono del turno.
Il tema non è soltanto la qualificazione. Dopo giorni dominati da ori e record, dalla marcia di Stano e Fiorini al salto in alto di Tamberi, questa è la giornata in cui l’Italia prova ad allargare il fronte. Il precedente stagionale di Iapichino, già raccontato dopo il 6,82 di Londra, diceva che la misura c’era. Birmingham ha aggiunto una risposta mentale: un salto, finale centrata, energie conservate per domenica.
La 4×100 donne corre da medaglia
Il quartetto femminile composto da Alice Pagliarini, Gloria Hooper, Dalia Kaddari e Alessia Pavese ha costruito una batteria quasi perfetta. Il 42.22 vale otto centesimi dal record italiano di 42.14 e soprattutto mette le azzurre davanti alla Gran Bretagna nel riepilogo del turno. In una gara di cambi, traiettorie e centimetri, partire dalla prima posizione cronometrica non assegna nulla, ma cambia il linguaggio della finale.
Gli split pubblicati da FIDAL raccontano equilibrio: Pagliarini in avvio, Hooper sul rettilineo opposto, Kaddari in curva, Pavese in chiusura. La chiave è la continuità: nessuna frazione ha dovuto riparare un errore evidente, nessun cambio ha spezzato il ritmo. Per una squadra spesso frenata da infortuni e disponibilità alternate, arrivare alla finale con questa pulizia è già un segnale tecnico.
Uomini solidi, Patta rilancia il blocco sprint
Anche la 4×100 maschile ha fatto il suo lavoro. Eric Marek, Eduardo Longobardi, Lorenzo Patta e Samuele Ceccarelli hanno chiuso in 38.50, secondo tempo complessivo alle spalle della Gran Bretagna. Qui il valore è diverso: l’Italia non arriva con la stessa aura del ciclo olimpico, ma ritrova una base competitiva in una stagione in cui lo sprint individuale ha alternato picchi, stop e selezioni complicate.
Il passaggio più interessante è quello centrale. Longobardi ha dato velocità alla seconda frazione, Patta ha rimesso ordine e profondità nella curva, Ceccarelli ha chiuso senza forzare oltre il necessario. La finale dirà il livello reale, perché sotto pressione ogni cambio pesa di più. Ma la batteria evita il rischio peggiore: entrare nell’ultimo atto da ripescati, inseguendo fiducia oltre che avversari.
Iapichino sceglie la via breve
Iapichino ha fatto la cosa più preziosa in qualificazione: ha tolto rumore. Il suo 6,94 con vento oltre norma, +2.2, è bastato al primo salto per entrare in finale con la terza misura del turno, dietro Malaika Mihambo e Agate de Sousa. Il vento impedisce di leggere il dato come misura statistica piena, ma non cancella il contenuto tecnico: rincorsa stabile, ingresso deciso, nessuna necessità di spendere altri tentativi.
Per lei la finale di domenica è una prova doppia. Da una parte c’è il podio europeo all’aperto, obiettivo naturale dopo il record italiano di 7,12 stabilito a Eugene. Dall’altra c’è la gestione emotiva di una gara in cui Mihambo resta riferimento e de Sousa ha già mostrato una misura regolare da 7,00. Il 6,94 non basta per promettere l’oro, ma basta per dire che Iapichino è dentro la gara giusta.
Il calendario serale aggiunge pressione. Le staffette torneranno in pista con ambizioni concrete, mentre la finale del lungo femminile arriverà domenica. In mezzo ci sono altre gare azzurre, ma il filo comune è chiaro: l’Italia non vive più solo di exploit isolati. Ha gruppi capaci di entrare nelle finali, saltatrici da misura internazionale e una classifica a squadre alimentata da settori diversi.
Conclusioni finali
Staffette e Iapichino non hanno ancora chiuso il lavoro, ma hanno spostato l’attesa. Il 42.22 della 4×100 donne è una candidatura, il 38.50 degli uomini è una base solida, il 6,94 di Iapichino è una scelta di efficienza. Dopo gli ori già arrivati a Birmingham, il nuovo fronte azzurro passa dalla velocità e dal lungo: due finali immediate e una finale del giorno dopo, tutte abbastanza forti da cambiare ancora il medagliere.
Fonti: FIDAL, European Athletics risultati live, OA Sport, Gazzetta dello Sport, Sky Sport.
