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Alcaraz torna e avvisa lo US Open: il polso cambia il tabellone

Carlos Alcaraz serve durante il torneo olimpico di Parigi 2024
Carlos Alcaraz in azione durante il torneo olimpico di Parigi 2024. Foto: Like tears in rain/Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Carlos Alcaraz ha rimesso piede nel singolare dello US Open con il tipo di vittoria che non cancella tutte le domande, ma cambia subito il tono del torneo. Il 6-4 6-4 6-4 su Roman Safiullin, maturato sull’Arthur Ashe dopo 139 giorni senza partite individuali ufficiali, vale piu’ di un semplice primo turno: dice che il polso destro regge, che la testa ha superato la prima notte di pressione e che il campione in carica non e’ rientrato a New York soltanto per misurarsi.

Carlos Alcaraz in azione durante il torneo olimpico di Parigi 2024. Foto: Like tears in rain/Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Il dato piu’ forte e’ la pulizia del risultato. Safiullin non era un invito morbido, perche’ aveva gia’ battuto Alcaraz sul duro e perche’ un rientro dopo un infortunio al polso porta sempre con se’ una zona grigia: accelerazioni controllate, servizio da ritrovare, paura di forzare nel momento sbagliato. Invece lo spagnolo ha scelto una partita di continuita’, senza concedere set e senza trasformare l’esordio in una maratona emotiva.

La notizia interessa anche il pubblico italiano per un motivo evidente: dopo il forfait di Jannik Sinner e dopo lo shock Djokovic, raccontato nel nostro approfondimento su Djokovic fuori subito, la parte alta del tabellone cerca un nuovo centro di gravita’. Alcaraz si candida a esserlo, ma lo fa ancora con qualche margine tecnico da ricostruire.

Il rientro non e’ stato solo fisico

La prima chiave e’ mentale. Dopo oltre quattro mesi di stop, l’obiettivo minimo era uscire dal campo senza dolore e senza un quinto set. Alcaraz ha ottenuto entrambe le cose e ha aggiunto un segnale competitivo: tre set identici nel punteggio, tre passaggi gestiti senza panico, nessuna necessita’ di affidarsi alla sola adrenalina del pubblico.

Questo non significa che il problema sia chiuso. Il servizio, secondo le cronache internazionali e italiane, e’ parso ancora piu’ prudente del suo standard, con velocita’ e scelta delle traiettorie meno aggressive. E’ normale: la battuta e’ il gesto che piu’ espone polso, avambraccio e catena della spalla. Ma proprio qui nasce l’elemento interessante. Alcaraz ha vinto senza dover forzare, appoggiandosi a risposta, diritto e gestione degli scambi.

Carlos Alcaraz ai Laureus World Sports Awards 2024. Foto: Barcex/Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Contro Safiullin il ritorno del diritto e’ stato il vero termometro. Se un giocatore rientra proteggendo il colpo piu’ naturale, gli avversari lo capiscono in pochi game. Qui, invece, lo spagnolo ha potuto aprire il campo e cambiare ritmo abbastanza spesso da impedire al russo di restare dentro la partita. La profondita’ media non e’ ancora quella delle settimane migliori, ma la sensazione e’ che il margine di crescita sia gia’ competitivo.

Perche’ il 6-4 6-4 6-4 pesa sul torneo

Il calendario ora propone Jaime Faria, avversario meno rumoroso ma insidioso per ritmo e leggerezza. Per Alcaraz sara’ un secondo esame diverso: meno carico simbolico, piu’ necessita’ di alzare il volume tecnico. Il primo turno serviva a rimettere il corpo dentro la competizione; il secondo dira’ se puo’ gia’ spingere piu’ forte con la battuta e se il recupero tra una partita e l’altra non presenta reazioni.

Lo US Open 2026 e’ entrato in una fase strana. Sinner non c’e’, Djokovic e’ uscito subito e diversi nomi di seconda fascia vedono un varco. In questo contesto, Alcaraz non deve soltanto difendere il titolo: deve dimostrare che il rientro non e’ una storia romantica, ma una candidatura tecnica. La differenza e’ sostanziale. Una cosa e’ emozionare l’Arthur Ashe; un’altra e’ reggere sette turni su cemento, con partite serali, umidita’ e pressione crescente.

Il suo vantaggio e’ che il tennis migliore non dipende da un solo colpo. Quando il servizio non e’ al massimo, puo’ aprire con il diritto. Quando la palla non corre, puo’ accorciare con smorzate e variazioni. Quando l’avversario lo costringe a difendere, puo’ trasformare la corsa in attacco. Questa elasticita’ tattica e’ il motivo per cui una vittoria lineare al rientro pesa piu’ di quanto dica il tabellino.

Resta pero’ una cautela necessaria. Safiullin ha avuto fiammate, non una pressione costante. I turni successivi porteranno giocatori piu’ rapidi nel leggere il servizio e piu’ pronti ad aggredire il lato della ripartenza. Alcaraz ha mandato un messaggio, non una sentenza. Ma in uno Slam in cui molti riferimenti sono gia’ saltati, il messaggio basta per spostare attenzione e aspettative.

Conclusioni finali

Il rientro di Alcaraz allo US Open non va letto come una garanzia di titolo, ma come una prova superata nel modo piu’ utile: pochi sprechi, nessun set perso, polso sotto controllo e una partita abbastanza lunga da testare il corpo senza consumarlo. Il 6-4 6-4 6-4 a Safiullin rimette lo spagnolo al centro del torneo, soprattutto perche’ arriva in un tabellone improvvisamente piu’ aperto.

Da qui in avanti la domanda cambia. Non e’ piu’ se Alcaraz possa giocare, ma quanto velocemente possa tornare ad alzare i giri. Se il servizio cresce e il polso risponde anche dopo il recupero, New York ritrova un favorito vero. Se invece il margine resta prudente, ogni turno diventera’ un controllo medico mascherato da partita. Per ora, pero’, il segnale e’ chiaro: Alcaraz e’ tornato dentro lo Slam, e il tabellone lo ha sentito subito.

Fonti: US Open; ATP Tour; Gazzetta dello Sport; Sky Sports; The Guardian; Tennis.com.