Matteo Berrettini non si è limitato a superare un primo turno scomodo: ha tolto progressivamente aria e campo a Stan Wawrinka, chiudendo 7-6(4), 7-6(3), 6-0 una partita che allo US Open pesava più del ranking. Dentro c’era il fascino dell’ultimo passaggio Slam dello svizzero, ma anche una domanda molto più concreta per il tennis italiano: Berrettini è di nuovo abbastanza solido da reggere una seconda settimana americana?
La risposta non può essere definitiva dopo un solo match, però il modo conta. Due set sono stati decisi nei tie-break, terreno dove il romano ha spesso costruito la sua reputazione, poi il terzo è diventato una prova di forza mentale e fisica. Dopo il doppio strappo iniziale, il 6-0 finale ha raccontato un cambio di inerzia netto: Wawrinka ha perso lucidità, Berrettini ha smesso di concedere spiragli.
Il risultato entra in un quadro azzurro già molto osservato dopo il tabellone italiano dello US Open: il torneo maschile si è aperto con sorprese, cadute pesanti e una parte di draw che può cambiare rapidamente valore. Per Berrettini, però, il punto non è solo avanzare: lo aveva già mostrato il precedente passaggio su Berrettini verso lo US Open. È farlo senza consumare troppe energie.
Due tie-break per togliere peso alla partita
Wawrinka, 41 anni, non è più il campione che ha vinto tre Slam, ma resta un avversario capace di rendere ogni scambio emotivamente denso. La wild card arrivata dopo il forfait di Patrick Kypson ha trasformato New York in un piccolo congedo Slam. Berrettini lo sapeva: contro un giocatore così, il pericolo era allungare il match, lasciare che il pubblico entrasse nella storia e che ogni game diventasse una prova nervosa.
Il primo set ha confermato il rischio. Matteo ha dovuto proteggere il servizio, accettare fasi senza grande ritmo in risposta e aspettare il momento giusto. Nel tie-break ha trovato la differenza con la prima palla e con una gestione più pulita dei colpi d’uscita. Nel secondo parziale la traccia è rimasta simile: Wawrinka ha retto con esperienza, ma nei punti compressi Berrettini ha scelto meglio.
Questo è il dato tecnico più interessante. Non è stata una vittoria spettacolare dall’inizio alla fine, bensì una vittoria di controllo. Due tie-break vinti prima del crollo dello svizzero significano che Berrettini ha evitato la trappola classica dei primi turni Slam: giocare bene solo a tratti e ritrovarsi comunque dentro una maratona.
Il tabellone cambia dopo Djokovic: Navone diventa un test vero
Il prossimo passaggio sarà contro Mariano Navone, diventato ancora più centrale dopo il crollo di Novak Djokovic raccontato nelle ultime ore dal ribaltone Djokovic-Navone. Per Berrettini cambia la percezione del settore: non c’è più il peso simbolico di un incrocio immediato con il serbo, ma non c’è nemmeno spazio per sottovalutare l’argentino.
Navone porta ritmo, profondità e una resistenza da terra battuta che sul cemento può diventare fastidiosa se lo scambio si allunga. Berrettini dovrà impedire che la partita scivoli in una sequenza di palleggi neutri. La chiave resta la stessa: prima palla alta, diritto immediato, pochi turni di servizio sporchi. Quando Matteo riesce ad accorciare il punto, il suo tennis torna a essere verticale e riconoscibile.
La differenza rispetto a molte rimonte recenti è che stavolta non ha dovuto inseguire. Ha stretto i primi due set, poi ha chiuso. È un dettaglio che pesa perché lo US Open, più di altri Slam, premia chi sa amministrare caldo, orari e pressione ambientale. Risparmiare un quarto set al debutto può valere molto già quarantotto ore dopo.
Perché questa vittoria vale più del primo turno
Berrettini arrivava a New York con una domanda doppia: competitività e continuità. La competitività si vede nei picchi, la continuità si misura nei turni che non diventano crisi. Contro Wawrinka ha mostrato soprattutto la seconda. Non ha dominato subito, non ha trasformato ogni game in un assalto, ma ha tenuto la partita dentro un perimetro favorevole fino alla rottura definitiva.
Per il tennis italiano è una notizia non banale. Nel circuito maschile azzurro c’è profondità, ma Berrettini resta un profilo diverso: servizio, fisicità, esperienza Slam, capacità di creare attenzione anche fuori dal pubblico specialistico. Quando è sano e aggressivo, cambia la lettura del tabellone per chiunque lo trovi davanti.
Il successo su Wawrinka non cancella le incognite. Le prime percentuali dovranno restare alte, gli spostamenti laterali verranno testati da avversari più freschi e il recupero tra un turno e l’altro sarà decisivo. Però il segnale c’è: Berrettini ha vinto da favorito, senza farsi intrappolare dalla cornice emotiva dell’addio Slam di un grande ex campione.
Conclusioni finali
Il 7-6, 7-6, 6-0 a Wawrinka consegna a Berrettini un ingresso pulito nello US Open e una spinta psicologica importante. La partita non dice ancora che il romano sia tornato al livello delle sue migliori corse Slam, ma dice che ha gestito pressione, memoria e punteggio. Ora Navone sarà il primo vero esame di continuità: non basta il nome, servirà ripetere la stessa freddezza nei momenti stretti.
Fonti: US Open scoreboard; Tennis.com; Sky Sport; Gazzetta dello Sport; ATP Tour; Wikimedia Commons.
